Narrativa straniera

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12 set 2021

Un vero e proprio inno all’amore per la lettura dal finale struggente e malinconico

Se credete di essere degli autentici topi di biblioteca non avete ancora letto Firmino di Sam Savage. La vicenda è raccontata in prima persona proprio da lui, questo topolino fragile e malaticcio nato negli anni Sessanta da una pantegana ubriacona che ha dato alla luce tredici figli in una libreria di Boston. Il caso vuole, però, che la madre snaturata abbia solo dodici mammelle: indovinate quale tra i suoi piccoli roditori resterà senza cibo?

Firmino decide di non arrendersi e, per sopravvivere, comincia a mangiare i libri che vede attorno a sé. Stranamente, non tutti hanno lo stesso sapore; dunque, per capire quali sono i più buoni, decide di leggerli.

L’avvicinamento di Firmino alla lettura andrà di pari passo con l’allontanamento dai suoi simili. Nessun topo di sua conoscenza potrà mai competere con i grandi eroi della letteratura, e così il nostro protagonista sviluppa un’insolita curiosità per tutto ciò che riguarda il genere umano.

Ben presto scoprirà che l’immagine che ha di sé stesso non è quella che gli uomini vedono, e prima di essere accettato – sebbene mai come un essere alla pari – da uno di loro dovrà subire tanti rifiuti. Infine, Firmino sarà costretto a constatare che i libri e il sapere che da essi deriva gli hanno, sì, aperto la mente, ma allo stesso tempo lo hanno condannato a una ineluttabile solitudine.

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7 nov 2021

Quattro donne, una vacanza insieme e una moltitudine di racconti

Nel corso degli anni mi è capitato di fare delle riletture e Noi che ci vogliamo così bene di Marcela Serrano è una di queste.

Ana, Maria, Isabel e Sara sono quattro amiche che decidono di allontanarsi dalla loro quotidianità fatta di lavoro, mariti, figli e tutte le preoccupazioni che ne conseguono per rifugiarsi nella casa sul lago di Maria. Sullo sfondo c’è la storia di un paese, il Cile, che sta transitando dalla dittatura di Pinochet ai tempi moderni, mentre si susseguono racconti di esperienze personali intrisi di amore, rabbia, ironia, paura e dolore.

Ho ripreso la lettura di questo testo a distanza di circa dieci anni, sperando forse di ritrovare quelle emozioni che mi aveva regalato la prima volta. Devo dire che così non è stato. Anche se la mia età si era avvicinata a quella delle protagoniste, il rapporto amicale che è alla base della vicenda non era più così attraente ai miei occhi, forse perché avevo già interiorizzato un’idea meno disincantata della sorellanza.

Al libro riconosco il merito di riuscire a esplorare sapientemente l’universo femminile: d’altronde, esso non deve essere considerato per le donne (o almeno non solo) ma con le donne. Anzi, mi sento di consigliarlo – assieme ad altri titoli della medesima scrittrice, come ad esempio Dieci donne – a tutti gli uomini che desiderano conoscere meglio “l’altra metà del cielo”.

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