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Noi che ci vogliamo così bene

7 nov 2021

Quattro donne, una vacanza insieme e una moltitudine di racconti

Nel corso degli anni mi è capitato di fare delle riletture e Noi che ci vogliamo così bene di Marcela Serrano è una di queste.

Ana, Maria, Isabel e Sara sono quattro amiche che decidono di allontanarsi dalla loro quotidianità fatta di lavoro, mariti, figli e tutte le preoccupazioni che ne conseguono per rifugiarsi nella casa sul lago di Maria. Sullo sfondo c’è la storia di un paese, il Cile, che sta transitando dalla dittatura di Pinochet ai tempi moderni, mentre si susseguono racconti di esperienze personali intrisi di amore, rabbia, ironia, paura e dolore.

Ho ripreso la lettura di questo testo a distanza di circa dieci anni, sperando forse di ritrovare quelle emozioni che mi aveva regalato la prima volta. Devo dire che così non è stato. Anche se la mia età si era avvicinata a quella delle protagoniste, il rapporto amicale che è alla base della vicenda non era più così attraente ai miei occhi, forse perché avevo già interiorizzato un’idea meno disincantata della sorellanza.

Al libro riconosco il merito di riuscire a esplorare sapientemente l’universo femminile: d’altronde, esso non deve essere considerato per le donne (o almeno non solo) ma con le donne. Anzi, mi sento di consigliarlo – assieme ad altri titoli della medesima scrittrice, come ad esempio Dieci donne – a tutti gli uomini che desiderano conoscere meglio “l’altra metà del cielo”.

  • Moderna e contemporanea, Narrativa straniera
  • Scheda libro
  • Citazioni
Autore

Marcela Serrano

Traduttore

Silvia Meucci

Editore

Feltrinelli

Collana

Universale Economica

Anno edizione

2006

Stato di lettura

Finito

Il problema, Ana, è che il calore assopisce. L'inverno rigido, quello di fuori e quello dell'anima, invoca disperatamente protezione. E solo il calore può proteggere. Ma, al contempo, ti avvolge. Ed è pericoloso. L'abbraccio caldo ti stordisce. Riduce l'attenzione vigile. Ti abbandoni al sonno, alla convinzione che ti trovi bene in quel sonno perché sei riuscita a scacciare il fantasma del freddo. E si resta così. Come si fa a non confondere la serenità, con uno schifoso conformismo? Sto bene... con il fuoco e la lana... non aprirò a nessuno. Non mi muoverò, lascerò che tutto mi scivoli a fianco. Così posso continuare a svuotarmi.

[pp. 236 - 237]

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Una favola moderna ambientata in Giappone sull’amicizia e la tolleranza

Le recenti Olimpiadi di Tokyo 2020 hanno certamente acceso in moltə l’interesse per la cultura e le tradizioni giapponesi. Tra queste si annovera anche l’arte culinaria, che è protagonista di questo lieve romanzo.

La signora Tokue è un’ottantenne molto volitiva che, dopo varie insistenze, riesce a farsi assumere dal giovane Sentaro per preparare i dorayaki (tipici dolci giapponesi) nel chiosco che ha in gestione nella periferia di Tokyo. A convincerlo sarà la sublime confettura an preparata da Tokue: il segreto, gli dice, è ascoltare i fagioli azuki mentre si cuociono, lasciarsi raccontare la storia del viaggio che li ha portati fin lì, in quella pentola.

Questo approccio “sentimentale” alla cucina, che Sentaro non aveva mai considerato prima, influirà positivamente non solo sulla sua attività commerciale, ma soprattutto sulla sua visione della vita. Infatti, il segreto più importante che gli svelerà Tokue sarà ben più rilevante, un segreto legato al passato ma che, come spesso accade, continua ad avere ripercussioni nel presente della donna.

Un terzo personaggio, che lascio scoprire a voi, si inserirà tra i due protagonisti principali contribuendo a cementare il loro legame d’amicizia. Gli alti e i bassi di questo rapporto, proprio come le stagioni, sono scanditi dall’albero di ciliegio che si trova di fronte al laboratorio dei dorayaki.

Da questo libro è stato tratto il film Le ricette della signora Toku, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015.

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