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19 dic 2021
Una favola per tutte le età che, con parole semplici, ci spiega l’importanza della vera amicizia
L’estate scorsa si è sentito tanto parlare dell’invasione di cinghiali nelle nostre città, in particolare Roma, Firenze e Genova. A dare l’allarme è stata la Coldiretti in quanto la massiccia presenza di questi ungulati, oltre a essere pericolosa per le persone, minaccerebbe fortemente le coltivazioni. Da anni, la principale soluzione del governo a questo problema è sempre la stessa: la caccia.
Sembra chiaro che, in quest’ottica, i cinghiali vengano visti solo come animali infestanti che meritano di essere sterminati. Questo punto di vista viene totalmente capovolto in Il coraggio del cinghialino.
Il cinghiale del titolo è, in realtà, un cagnolino che è stato abbandonato in un bosco perché il solo della cucciolata a non essere stato adottato. A trovarlo, tremante e spaurito, è un branco di cinghiali che, a causa del suo pelo ispido e nero, lo scambiano per un proprio simile. Col tempo saranno il muso e le zampe bianche a svelare la specie del nuovo arrivato, ma ciò non impedirà loro di continuare a crescerlo come se fosse uno di famiglia.
Quando, però, comincia la stagione della caccia, i cinghiali iniziano ad avere timore che il loro fratello adottivo possa tradirli. Questi sospetti diventano ancora più fondati quando Tartufino (così è stato chiamato dal branco, per il suo naso a tartufo) verrà portato via da un umano intenzionato a farne un segugio per la caccia ai cinghiali.
Tutto ciò che succederà da questo momento in poi costituisce la morale di una favola che intende parlare ai più piccoli, ma anche e soprattutto agli adulti, di diversità e tolleranza. Durante la lettura mi è stato impossibile non pensare al film Disney del 1981 Red e Toby nemiciamici, nel quale viene raccontato il profondo legame tra Red, una piccola volpe orfana, e Toby, un cucciolo di cane da caccia. Entrambe le storie ci insegnano che il più delle volte sono gli uomini a creare inimicizie tra specie animali che, altrimenti, potrebbero tranquillamente convivere in natura.
L’edizione è impreziosita dalle delicate illustrazioni di Giancarlo Caligaris.
1 dic 2022
Un esordio letterario intriso di pura comicità, capace di rendere il mondo della pornografia più umano che mai
Gran parte delle persone che intraprendono un percorso di studi lo fa perché ha particolari ambizioni riguardo al proprio futuro lavorativo. È cosi anche per Fabio, il protagonista di Una posizione scomoda di Francesco Muzzopappa (Fazi, 2013), che dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma vorrebbe, chiaramente, lavorare nel mondo del cinema. Ha anche un copione nel cassetto, Il cielo di piombo, e spera che prima o poi qualcuno lo produca.
Ma quel momento tarda ad arrivare e perciò, quando al Milano Film Festival conosce Romina, cede alla tentazione di guadagnare 1300 € al mese (più bonus) e accetta la sua proposta di lavoro come sceneggiatore. Cosa c’è di strano? Vi chiederete voi. In fondo era proprio quello il suo sogno, lavorare nel mondo del cinema. Be’, non vi ho ancora detto che Romina è una transessuale che dirige la Starlette, una casa di produzione cinematografica porno.
È così che Fabio, una promessa del cinema italiano secondo registi del calibro di Amelio e Sorrentino, inizia a scrivere sceneggiature a luci rosse attingendo al filone “citazionista”, ovvero parodiando i titoli dei film più famosi (del tipo Il profumo del maschio selvatico o La sporca donnina). Ai suoi ex compagni di corso e ai genitori, soprattutto, lascerà credere di essere un autore di testi teatrali che continua a respingere tutte le proposte di lavoro che gli vengono offerte dai produttori delle fiction televisive di maggior successo.
Il castello di bugie costruito dal nostro protagonista sembra reggere alla grande e, a parte i momenti di frustrazione dovuti alle aspirazioni giovanili che sembrano allontanarsi sempre più, tutto sembra procedere per il meglio. Fabio, però, non aveva considerato che, anche in una situazione così paradossale, il suo talento non lo avrebbe abbandonato. Anzi, lo avrebbe condotto a un successo totalmente inaspettato…
Il mondo grottesco della pornografia, così come viene raccontato dall’autore, ci rivela il suo lato più umano. Grazie a una sanissima dose di comicità, ridiamo dell’imprevedibilità della vita che il più delle volte non ci fa vedere realizzati i nostri obiettivi ma, allo stesso tempo, ci premia in modi che non avremmo mai nemmeno osato immaginare.
10 gen 2022
Diciassette racconti che costituiscono un unico flusso di pensieri sul presente e celebrano l’incessante amore per la vita
Non è stato semplice scegliere con quale libro inaugurare questo 2022, iniziato in modo già così complicato. Ripensando alle mie ultime letture, mi è arrivato in soccorso La sposa di Mauro Covacich (Bompiani, 2016). Attraverso diciassette racconti – in cui si fondono autobiografia, storie vere e finzione narrativa – l’autore riesce a mostrarci tutto il desiderio d’amore, celato spesso da cinismo e crudeltà, di cui è vittima il genere umano.
La sposa del titolo è Pippa Bacca, un’artista famosa soprattutto per la sua performance itinerante Spose in viaggio che aveva lo scopo di promuovere la pace e la fiducia nel prossimo attraversando, in autostop e con indosso un abito da sposa, 11 paesi oppressi dalla guerra. È la protagonista dell’episodio di apertura, nel quale si avvertono subito la caducità dell’esistenza e l’importanza di vivere nel tempo presente che caratterizzano l’opera.
Ogni racconto rappresenta un importante spunto di riflessione su argomenti di vario genere: ben 5, identificati dal sottotitolo (i miei non-figli), trattano la tematica della genitorialità negata. Tutte le storie sono legate da un filo conduttore, costituito non solo dagli argomenti riproposti ma anche dai medesimi personaggi che fanno capolino da un aneddoto all’altro.
La lettura di questo libro mi ha regalato delle emozioni totalmente inaspettate. Generalmente, quando le mie aspettative vengono disattese tendo a essere delusa; invece, ho accolto positivamente la sensazione di incredulità che ogni storia mi ha lasciato, inducendomi a riflettere sull’assurdità della vita. Perché, contro ogni previsione, le vicende più paradossali sono proprio quelle tratte da fatti di cronaca.











