La tristezza ha il sonno leggero
| Autore | Lorenzo Marone |
|---|---|
| Editore | TEA |
| Collana | SuperTEA |
| Anno edizione | 2021 |
| Stato di lettura | Non iniziato |
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5 giu 2021
La devozione per la propria terra manifestata attraverso una famosa tradizione popolare
Durante i primi mesi di quarantena del 2020 ho riscoperto il piacere della lettura. Ho letto tantissimo, come non capitava ormai da anni, e grazie a Instagram sono approdata su tanti profili molto interessanti di vari book blogger. È così che ho scoperto il libro Le janare di Gaetano Lamberti che in veste di @mr.tannus trasmette tutto la sua passione per le piante e gli animali, mentre in questo romanzo ci svela il suo lato oscuro.
La storia è incentrata su una delle credenze popolari più antiche della nostra Campania, in particolare del beneventano: donne vecchie, malvagie e solitarie si intrufolavano nelle stalle per rubare una giumenta e cavalcarla tutta la notte. È proprio ciò che accade alla famiglia di Martino, il giovane protagonista del romanzo che assieme alla sorellina Marisa cercherà di scoprire chi è la janara che ha fatto la fattura alla loro casa. Sarà forse l’odiosa zia Vincenza, che assume sempre un’aria da padrona e ha da ridire su tutto e tutti? O magari una delle anziane del paese, che ti squadrano da capo a piedi quando passi loro davanti?
Confesso che, a tratti, la lettura mi è risultata difficile: alcune scene, infatti, vengono descritte in modo così vivido nella loro crudezza da avermi provocato assoluto ribrezzo. Era proprio questa l’atmosfera che l’autore voleva ricreare ma, nonostante il tema trattato sia piuttosto macabro, egli è riuscito a comunicare tutto l’amore per la sua terra d’origine.
15 nov 2021
L’incomunicabilità è alla base dei tredici racconti che danno il titolo alla raccolta
Ultimamente ho difficoltà a tenere impegnata la mente con attività di svago che durino troppo tempo: quindi a un film, in genere, prediligo una serie TV così come a un romanzo una raccolta di racconti. Per questo motivo la mia scelta di lettura era caduta su Gli amori difficili di Italo Calvino; devo ammettere, però, che le mie aspettative riguardo alla maggiore capacità di concentrazione derivata da una lettura di racconti brevi sono state disattese.
Il titolo del libro certamente rimanda a un sentimento forte e impegnativo ma, nella pratica, di romantico c’è ben poco. Ogni “avventura”, come da titolo delle tredici storie, ci apre una finestra su un sentimento irrisolto che, soprattutto a causa dell’incapacità di comunicare, non trova mai appagamento.
La gamma di personaggi alle prese con questi amori senza via d’uscita è varia (fotografo, soldato, lettore, moglie, bagnante, poeta, miope ecc.) ma la sostanza è sempre la stessa. Credo che l’intralcio che ho riscontrato nell’avanzamento della lettura sia dovuto al fatto che la scrittura sia volutamente statica, proprio per sottolineare l’assenza di moti dell’animo particolarmente coinvolgenti: tutte le vicende, in genere, si svolgono nella mente dei protagonisti ma attorno a loro accade poco o nulla.
La vera svolta del libro l’ho trovata, invece, nella seconda parte intitolata La vita difficile. I due racconti lunghi che la compongono (La formica argentina e La nuvola di smog) ci parlano ancora una volta di difficoltà, stavolta più concrete, legate alle vite dei rispettivi protagonisti senza nome. Nonostante, anche in questo caso, debbano scontrarsi con qualcosa di più grande di loro, essi si impegnano in modo attivo per poter trovare una soluzione a ciò che li affligge.
19 dic 2021
Una favola per tutte le età che, con parole semplici, ci spiega l’importanza della vera amicizia
L’estate scorsa si è sentito tanto parlare dell’invasione di cinghiali nelle nostre città, in particolare Roma, Firenze e Genova. A dare l’allarme è stata la Coldiretti in quanto la massiccia presenza di questi ungulati, oltre a essere pericolosa per le persone, minaccerebbe fortemente le coltivazioni. Da anni, la principale soluzione del governo a questo problema è sempre la stessa: la caccia.
Sembra chiaro che, in quest’ottica, i cinghiali vengano visti solo come animali infestanti che meritano di essere sterminati. Questo punto di vista viene totalmente capovolto in Il coraggio del cinghialino.
Il cinghiale del titolo è, in realtà, un cagnolino che è stato abbandonato in un bosco perché il solo della cucciolata a non essere stato adottato. A trovarlo, tremante e spaurito, è un branco di cinghiali che, a causa del suo pelo ispido e nero, lo scambiano per un proprio simile. Col tempo saranno il muso e le zampe bianche a svelare la specie del nuovo arrivato, ma ciò non impedirà loro di continuare a crescerlo come se fosse uno di famiglia.
Quando, però, comincia la stagione della caccia, i cinghiali iniziano ad avere timore che il loro fratello adottivo possa tradirli. Questi sospetti diventano ancora più fondati quando Tartufino (così è stato chiamato dal branco, per il suo naso a tartufo) verrà portato via da un umano intenzionato a farne un segugio per la caccia ai cinghiali.
Tutto ciò che succederà da questo momento in poi costituisce la morale di una favola che intende parlare ai più piccoli, ma anche e soprattutto agli adulti, di diversità e tolleranza. Durante la lettura mi è stato impossibile non pensare al film Disney del 1981 Red e Toby nemiciamici, nel quale viene raccontato il profondo legame tra Red, una piccola volpe orfana, e Toby, un cucciolo di cane da caccia. Entrambe le storie ci insegnano che il più delle volte sono gli uomini a creare inimicizie tra specie animali che, altrimenti, potrebbero tranquillamente convivere in natura.
L’edizione è impreziosita dalle delicate illustrazioni di Giancarlo Caligaris.




