Il condominio
3 ott 2021
Un grattacielo londinese diviene la metafora della ricaduta nelle barbarie di un’intera classe sociale
Ottobre è il mese di Halloween e dei racconti del terrore. Per questo ho pensato di scegliere un libro a tema, ma non vi aspettate di trovare streghe, vampiri, teschi e zombie: l’angoscia e lo sgomento suscitati da questo racconto sono frutto del genere umano.
I tre protagonisti principali de Il condominio – Anthony Royal, Robert Laing e Richard Wilder – vivono in un grattacielo di quaranta piani assieme a migliaia di persone, una vera e propria oasi (apparentemente) felice che si autogestisce grazie a molteplici, lussuose comodità: piscine, scuole, ristoranti, supermercati, banche e vari ascensori ad alta velocità. Proprio questi ultimi diverranno teatro abituale delle peggiori nefandezze perpetrate ai danni dei vari inquilini, da parte dei loro stessi pari.
Tutto parte da vari blackout che inizialmente colpiscono i piani inferiori ma che, ben presto, si estendono all’intero l’edificio. Inizialmente il buio scatenerà il panico tra i condomini ma non dovrà passare molto tempo prima che, in virtù dello stesso, si sentano autorizzati a esternare i loro istinti più primordiali, innescando una serie di reazioni a catena che impediranno di distinguere il bene dal male.
Le tre classi sociali che popolano il grattacielo – alta società, ricca borghesia e ceto medio – sono rappresentate rispettivamente da Royal, Laing e Wilder. La lotta spietata per la conquista dei piani alti farà sì che solo uno di loro riuscirà a sopravvivere: colui che meglio saprà adattarsi alla nuova condizione, senza lasciarsi coinvolgere dalla follia comune.
Se avete voglia di immergervi nell’atmosfera lievemente macabra dei giorni autunnali, questa storia vi insegnerà che non bisogna cercare molto lontano da noi per avvertirla.
| Autore | James Graham Ballard |
|---|---|
| Traduttore | Paolo Lagorio |
| Editore | Feltrinelli |
| Collana | Universale Economica |
| Anno edizione | 2014 |
| Stato di lettura | Finito |
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28 nov 2021
Due uomini e il loro sogno da realizzare nell’America della crisi economica degli anni ‘30
“I migliori progetti di topi e uomini” è un verso di una poesia di Robert Burns, poeta scozzese settecentesco. Da queste poche righe nasce Uomini e topi di John Steinbeck, una storia pensata per un pubblico che non sa né leggere né scrivere proprio come i due protagonisti, braccianti della California negli anni ’30, e che diventerà un grande classico della letteratura internazionale.
George Milton e Lennie Small sono due vagabondi che si guadagnano da vivere lavorando nelle varie fattorie del paese. Lennie è grande, grosso e forzuto, tutte caratteristiche che lo rendono un perfetto bracciante, ma è affetto da un ritardo mentale; dal canto suo, invece, George è piccolo e mingherlino ma furbo e intelligente.
Il legame tra i due protagonisti è la vera forza del romanzo. Nonostante le loro personalità siano così diverse, a tratti opposte, entrambi hanno un sogno di libertà che li accomuna: comprare un pezzo di terra da coltivare per poter abbandonare finalmente il lavoro di braccianti e vivere assieme a tanti animali, dei quali Lennie potrà prendersi cura.
L’autore avrebbe potuto scegliere di concentrarsi sulle peculiarità dei due protagonisti, magari sottolineando gli aspetti comici di esse; invece, il quadro storico e sociale in cui questi personaggi vengono inseriti li rende tragici, e quel senso di dolore, inadeguatezza e impotenza che pervadono il contesto narrativo rendono questo romanzo un classico intramontabile della letteratura internazionale.
Due curiosità riguardanti la traduzione italiana del titolo (Of Mice and Men): 1) fin dalla prima edizione del 1938, tradotta da Cesare Pavese, l’ordine dei sostantivi viene invertito in Uomini e topi, appunto; 2) la Bompiani, unica casa editrice ad aver distribuito il libro, ritenne che l’of non dovesse essere reso come complemento d’argomento (a differenza, ad esempio, della traduzione francese, spagnola e tedesca) in quanto nei versi di Burns introduceva un complemento di specificazione.
5 set 2021
La vita coniugale, a volte, può riservare degli imprevedibili lati nascosti
Nel suo penultimo film Massimo Troisi ci lascia una delle sue perle più preziose, che recitava così: “[…] io credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro, troppo diversi”. Questa è proprio una delle cose che ho pensato dopo aver letto La storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer.
Il titolo sembra anticipare già molto di quello che andremo a leggere, lasciando anche immaginare che il contenuto sia banale e prevedile, ma in realtà questa è una storia piena di colpi di scena che ci tengono sospesi fino all’inaspettato epilogo.
Ho ammirato moltissimo la capacità dell’autore di farsi portavoce del punto di vista tutto al femminile della protagonista, nonché voce narrante, Pearlie. L’incontro con Holland Cook cambierà per sempre la sua vita: vedendolo come l’uomo più desiderabile al mondo, s’impegnerà per diventare la moglie perfetta che egli merita; ma i suoi sentimenti resteranno sempre in superficie poiché non riuscirà mai a comprendere i reali desideri del marito.
L’impressione che ho avuto al termine della lettura è che, nonostante il finale sembri trasmettere una certa serenità, nessuno è realmente felice. Riuscire a essere sé stessi, a non aver paura di mostrarci per ciò che siamo davvero, è una delle conquiste più difficili. E ciò che forse più sconvolge, è che lo è anche tra due persone che decidono di trascorrere la vita insieme.




